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10th Feb 2012 | by: Checcao

Vi avevo annunciato novità sul fronte lavoro e eccole qua. È nato Scribox il Market Place per i vostri contenuti.  Scribox è giovane, ma non nato proprio ieri. Infatti è on line dallo scorso autunno e funziona in maniera molto, ma molto semplice.

Ma prima di tutto voglio spiegare cosa è un Market Place, perché magari non tutti gli aspiranti web writer lo sanno.

Il Market Place è un vero e proprio mercato on line dove si incontrano l’offerta di autori e scrittori. L’editore pubblica la sua offerta e gli autori propongono gratuitamente la loro candidatura. Detto così sembra quasi la scoperta dell’acqua calda, ma è uno strumento molto potente che permette a editori e scrittori di incontrarsi in terra neutrale, magari gettando le basi per una proficua e duratura collaborazione.

Quello che interessa a noi è certamente la sezione scrittori, cioè quella dedicata ai web writer freelance o aspiranti tali. Dunque, ci si iscrive del tutto gratuitamente al sito e si manda un primo testo di prova. Una volta che il testo è confermato, si può accedere alla piattaforma.

Sinceramente non so se funziona ancora così, io sono entrata a far parte di Scribox quando le iscrizioni erano solo su invito e i passi erano questi: prima il testo di prova e poi la stesura e la compilazione del profilo.

In ogni caso, prima o dopo il testo di prova, il profilo lo dovrete compilare anche voi. Mettete una breve biografia, le categorie di competenza sulle quali vi sentite più preparati, con tanto di prezzo, e alcune indicazioni formative.

Funzione molto carina del profilo è la possibilità di far conoscere le vostre doti descrittive. Infatti la redazione metterà a vostra disposizione una foto che voi dovrete descrivere come meglio credete.

Una volta confermati potete cominciare a usufruire del servizio. Troverete la sezione market  dove sono segnati tutti gli annunci attivi. Cliccando sull’annuncio è possibile leggerne i dettagli e proporre la propria candidatura con una breve descrizione e il prezzo offerto.

Attenzione a questo passaggio.

L’editore avrà già definito il costo della commissione. Voi potete confermarlo, alzarlo e anche ridurlo e proporvi al prezzo che decidete. Ora molti scrittori o presunti tali propongono la loro candidatura a prezzo inferiore rispetto a quello offerto dal committente.

Bene ragazzi, non è un’asta al ribasso, non vince chi propone meno. Purtroppo però è una tendenza che ho notato crescere col passare del tempo. Ma insomma, se secondo chi commissiona un lavoro va pagato 10 perché voi dovete proporvi per 5? O 8? È come dire che il vostro lavoro vale poco, no?

Lasciamo perdere (Grrrrr…)

Dunque, una volta candidati l’editore sceglierà entro la data da lui decisa, il web writer che crede lo soddisferà di più. Commissionerà a lui il lavoro e se questo sarà consegnato in tempo e sarà soddisfacente, li verrà rilasciato un feedback positivo, visibile sul profilo dell’autore.

Attenzione ragazzi perché ovviamente si possono lasciare anche feed negativi e non è una gran bella cosa. Cercate di essere puntuali nella consegna e disponibili al dialogo con il committente, ne va della vostra reputazione.

Stessa cosa vale per l’editore che riceverà un feed dall’autore. Via via che accumulerete feed, questi saranno certamente valutati dai committenti insieme al vostro profilo quando dovranno  scegliere a chi assegnare il lavoro.

I pagamenti verranno effettuati su conto Paypal o con bonifico bancario quando raggiungerete la soglia dei 50 euro.  Il bello è che Scribox non si trattiene nessuna commissione e inoltre fa da garante fra voi e l’editore. Questo significa che riceverete certamente il pagamento se il lavoro è stato svolto nel modo corretto e nei limiti di tempo richiesti.

Insomma, che state aspettando? Segnatevi a Scribox e fatemi sapere come è andata.

 

15 Comments

  • Rossana ha detto:

    Anche io sono iscritta dallo scorso autunno ma sinceramente mi sono un pò demoralizzata, più o meno scelgono sempre gli stessi e quindi se si è a 0 feedback è difficile essere scelti, dovrebbero cambiare qualcosina nel sistema di scelta se no chi non ha ancora scritto è sempre penalizzato.

    • Francesca Oliva ha detto:

      Sinceramente non so che dire, qualcun altro ha avuto lo stesso problema?
      Secondo la mia esperienza ti posso consigliare di continuare a provare… si possono trovare valide collaborazioni ;)!

  • Giusy27 ha detto:

    Ciao, anch’io sono iscritta a Scribox da pochi giorni, sicuramente è un’ottima occasione per chi scrive per abitudine e per guadagnare qualcosa. Io sono blogger da due anni per una testata giornalistica in line, mi occupo di wellness, fitness e salute, ma nonostante i miei 964 articoli all’attivo, le recensioni di libri che scrivo nel mio blog personale, ho notato che è difficile farsi assegnare un lavoro.

    Purtroppo come dice Rossana, andrebbe cambiato qualcosa nel sistema, perchè candidandomi per offerte relative alle mie competenze, gli editori scelgono sempre le stesse persone anche se hanno meno competenze di te, solo perchè hanno lavorato spesso per loro. capita che la stessa persona si candidi per più lavori e li ottiene in un lampo subito dopo la pubblicazione dell’annuncio e questo mi fa pensare che alcuni editori non guardino neanche le competenze di altri, ma appena trovano la candidatura di chi ha già lavorato per loro lo scelgono senza esitazioni.

    Capisco che debbano fidarsi, ma il sistema dovrebbe fissare un tetto massimo per ognuno in modo tale da dare la possibilità anche a chi si iscrive al sito per la prima volta di poter essere scelto.

    Al momento questa è la mia esperienza.

  • Dulcisinfundo ha detto:

    Salve, mi piacerebbe molto condividere la mia esperienza su SCRIBOX. Pessima per quanto mi riguarda.

    A guadagnarci su questo marketplace sono soprattutto gli editori e il team di Scribox.
    Il pagamento ad articoli è LORDO, a cui si deve sottrarre il 20% di ritenuta d’acconto (o 21% di IVA) e il 15% delle esose commissioni che applica scribox. In pratica su ogni articolo c’è il 35% di tasse da applicarci sopra. A questo aggiungeteci editori che pretendono d’avere buoni contenuti ad un prezzo misero (Scribox è strutturato come un’asta al ribasso: l’editore propone il prezzo ad articolo e gli autori che si candidano “rilanciano” al ribasso, sia per quanto riguarda il prezzo, sia per quanto riguarda i giorni necessari per redigere l’articolo) e vedrete lavori affidati a scrittori per o,o08 € (nemmeno un centesimo a parola!!!). Insomma una miseria. La colpa in sè per sè non è nemmeno degli autori, ma del sistema che ti impone di proporti svilendo il tuo lavoro e le tue competenze per 4 soldi, a cui vanno detratti il 15% di commissioni e tasse!!). A questa situazione aggiungiamoci editori semianalfabeti i quali affidano lavori sull’arredamento a chi ha un diploma classico o laurea in lettere moderne, sull’edilizia va bene anche quella col dottorato in relazioni internazionali. Insomma chiunque può scrivere qualunque cosa, magari rielaborando contenuti da qualche altro sito, in barba al nuovo algoritmo di google, purchè si faccia pagare una miseria (tanto il team di Scribox il suo 15% lo prende sempre!). E in questa situazione chi ci fa la figura pessima? Ma gli editori! Per concludere, manca un ricambio tra gli autori. Gli editori tendono ad affidare gli articoli sempre ai soliti autori, il che significa che il contenuto di una decina di siti è in mano a quelle 3/4 persone che usano sempre il solito stile, le solite parole, il solito modo di argomentare. Insomma una fregatura su tutti i fronti. E non è affatto vero la storiella che si sente in giro, la quale sostiene che su Scribox hanno successo “i migliori autori di contenuti”. Se sei disposto a scrivere su qualsiasi cosa benchè incompentente, se sei disposto a farti pagare una miseria allora si che avrai successo su Scribox.

    Sconsigliati entrambi su tutta la linea. Melascrivi è impersonale, rigido e triste (gli articoli sono messi su una griglia tipo excel), Scribox è furbo, si gioca la carta della “community” e dei profili ma è anche peggio. Si interessano solo ad inghiottire il 15% (il 15% ma stiamo scherzando?) e se ne fregano. Poco credibili, poco affidabili. E’ il web bellezza!

  • checcao ha detto:

    @dulcisinfundus Ciao, grazie di essere passato di qui 😉 Quello che dici su Scribox, così come quello che dicono @Rossana e @Giusy27 è certamente vero: su Scribox, almeno negli ultimi periodi, vengono scelti sempre gli stessi autori. Quando scrissi questo post Scribox non era conosciutissimo e si riusciva ancora a guadagnare qualcosina. Anche il livello degli articoli richiesti era nettamente superiore rispetto a quello attuale. Non condivido però quando dici che la colpa non è degli autori, ma del sistema. Beh, la colpa, a pare mio, è anche degli autori, di quella stupida lotta al ribasso che non fa altro che rovinare il mercato.
    Per quanto riguarda gli editori, devo dire che anche io ho provato il servizio come editore ed ho scovato fior fiore di collaboratori, con i quali lavoro ancora. Insomma, il servizio può anche essere usato bene… forse non è solo colpa del sistema 😉
    Per quanto riguarda pagamenti e trattenute sono perplessa anche io, anche dal punto di vista dell’editore… insomma, mi sa che presto farò un nuovo post :D!!
    Grazie ragazzi, a tutti e tre,
    Francesca.

  • Paolo Moro ha detto:

    Salve, in qualità di amministratore e co-fondatore di Scribox ci tengo a rispondere alle critiche espresse da “Web Editor Freelance”. Rispetto le sue opinioni, ma vorrei fare chiarezza su alcuni punti.

    “Il pagamento ad articoli è LORDO, a cui si deve sottrarre il 20% di ritenuta d’acconto (o 21% di IVA) e il 15% delle esose commissioni che applica scribox. In pratica su ogni articolo c’è il 35% di tasse da applicarci sopra.”

    Il 20% di ritenuta d’acconto non è un compenso che si intasca Scribox, ma è un acconto sulle tasse che un copywriter privo di partita iva deve pagare al fisco. Ai copywriter con partita iva non viene fatta alcuna trattenuta, anzi all’importo dovuto aggiungiamo (come previsto dalla normativa fiscale) il 21% di IVA. Sarà poi compito del professionista versare le imposte in funzione del proprio regime fiscale.

    Il 15% di commissione (che può essere discrezionalmente suddiviso tra autori ed editori) è il guadagno che consente a Scribox di pagare lo sviluppo della piattaforma, gli stipendi dei dipendenti, il costo degli uffici, ecc. Non può esistere un servizio a valore aggiunto come quello fornito da Scribox senza costi per i clienti. L’85% di quanto viene pagato degli editori viene corrisposto agli autori. Con questa premessa è difficile sostenere la tesi “a guadagnarci sono soprattutto gli editori e il team di Scribox”.

    “A questo aggiungeteci editori che pretendono d’avere buoni contenuti ad un prezzo misero (Scribox è strutturato come un’asta al ribasso: l’editore propone il prezzo ad articolo e gli autori che si candidano “rilanciano” al ribasso, sia per quanto riguarda il prezzo, sia per quanto riguarda i giorni necessari per redigere l’articolo) e vedrete lavori affidati a scrittori per o,o08 € (nemmeno un centesimo a parola!!!). Insomma una miseria. La colpa in sè per sè non è nemmeno degli autori, ma del sistema che ti impone di proporti svilendo il tuo lavoro e le tue competenze per 4 soldi”

    Scribox non propone aste al ribasso. Infatti, un autore non vede quanto viene offerto dagli altri autori per svolgere lo stesso lavoro, quindi non c’è modo per un utente di fare un’offerta più bassa rispetto a quelle degli altri autori che si sono già proposti per il lavoro. Inoltre, il sistema non impone dei prezzi. Ogni autore può richiedere il compenso che ritiene più adeguato (5 euro come 50) e può motivare il prezzo comunicando direttamente con l’editore che propone il lavoro. E’ vero, inoltre, che ci sono editori che ricercano il prezzo più basso a prescindere da altre condizioni, ma ce ne sono altri che sono disposti a pagare di più pur di ingaggiare i copywriter con le migliori competenze sull’argomento da trattare. Può vincere il prezzo più basso, ma non è nè la regola, nè un automatismo imposto dalla piattaforma.

    Mi dispiace che la persona che si firma “Web Editor Freelance” abbia deciso di intraprendere un’attività finalizzata a screditare il lavoro svolto da Scribox: ha pubblicato nella stessa giornata lo stesso commento negativo su tanti siti web. Ora le risponderò in ogni sito.

    Sono a disposizione per fornire ulteriori chiarimenti sul funzionamento di Scribox.

    Buona giornata e buon lavoro
    Paolo Moro

  • checcao ha detto:

    Ciao Paolo grazie dei chiarimenti 🙂
    Come dicevo nel commento di ieri, il servizio va usato in un certo modo per ottenere dei buoni risultati. Una cosa però mi lascia perplessa: l’obbligo come autore di non poter ricevere pagamenti inferiori a 50 euro (ne avanzo una trentina da un po’..) e come editore l’obbligo di acquistare un minimo di credito (che mi sembra sia 10 euro senza tasse). Ora, per l’editore posso anche capirlo, perché comunque sia può darsi di dover cercare altre persone e quindi consumare il credito, ma per l’autore mi sembra un po’ alta come soglia. Sono rimasta indietro o è ancora così?
    Grazie 🙂

    • Giusy27 ha detto:

      Ciao Checcao! Condivido i tuoi dubbi! Io ho maturato miseri 6 euro per un solo articolo ( iscritta dal 26 ottobre) e a quanto pare se non mi assegnano altri lavori, visto che vengono scelti sempre i soliti, non riuscirò mai ad arrivare ai 50 euro netti. Questo vuol dire che in pratica, se ad un certo punto ti stufi di vedere gli articoli sempre in mano alle stesse persone e decidi di “emigrare”quello che hai guadagnato virtualmente è praticamente regalato! Anche secondo me la soglia quindi è piuttosto alta per gli autori! Non sei rimasta affatto indietro purtroppo!

  • Dulcisinfundo ha detto:

    Salve Paolo, la rispondo anche qui. Allora andiamo punto per punto.
    Che la % di IVA o di acconto riguardino le tasse che si incamera lo stato penso l’abbiamo capito tutti. Il mio discorso non riguardava la questione sulle “maledette tasse da pagare”, ci mancherebbe, ma semplicemente riguardava il guadagno effettivo che un autore percepisce relativamente a TUTTE le trattenute. Il 20%? È ok, non si prescinde, è quel 15% di commissione che aggrava la pochezza degli introiti. Ora non so gli editori quanto paghino di commissione, ma per i soli autori è del 15% e non capisco proprio il perché si sostenga altrimenti, ovvero che il 15% siano le commissioni di Scribox che editore e autore si dividono. Non è assolutamente vero. Anche in questo caso, non siamo nati ieri, non dico che bisognerebbe rimuovere le commissioni, ma correggerle, diminuirle (un 7,5% da dividersi tra editore ed autore, come lei dice?) perché al momento sono un deterrente per gli autori, che emigrano su altri marketplace. In proposito sarebbe interessante leggere un bel business plan questo fine anno sugli introiti della piattaforma. Come ogni azienda, penso che Scribox sia tenuta a fornire questa pubblicazione.

    Per quanto riguarda il sistema delle aste a ribasso, mi dispiace ma sono in disaccordo con ciò che afferma. Scribox è impostato come un’asta al ribasso. Nel momento in cui viene assegnato un lavoro ad un autore, tra i dettagli è indicato il prezzo a parola, guarda caso – e questo è un trend che hanno registrato altri utenti prima di me, già riportato altrove sui vari blog – sempre inferiore rispetto a quello d’origine proposto dall’editore. Anche le aste iniziate dallo stesso TeamScribox vengono assegnate ad un prezzo più basso! Vuole per caso negarlo? È un’asta muta ma al ribasso, perché il prezzo proposto non è quasi mai quello suggerito dall’editore, ma ridotto di 2-3 punti.
    Un conto è affermare nella teoria che “non si tratta di un’asta al ribasso”, altro conto è in pratica fornire tutti gli strumenti per strutturare la piattaforma come un’asta al ribasso. Vi sono tutti gli elementi, c’è un trend di utilizzo, lo stesso TeamScribox asseconda tale trend, come si fa ad affermare il contrario? Altro trend: la ridondanza degli autori. Sono sempre ingaggiati frequentemente quegli autori che 1) abbassano il prezzo a parola di 2-4 punti, 2) hanno già diversi articoli, dai 40 ai 65, sono insomma “navigati”. Spesso i 2 punti coincidono e i nuovi iscritti chiudono l’account se vedono tutti gli articoli affidati all’utente xxxxxycastro (tra i tanti) che si fa pagare una miseria e scrive su tutto e di tutto. Mettici anche le commissioni e avrà il profilo di buona parte di scriboxer pentiti (basta farsi un giro sul web, opinioni perplesse sul servizio già ve ne erano diverse, comparse su blog e forum, io non dico niente di diverso – ecco forse qualcosa di più circostanziato sull’argomento). La mia non è affatto un’opera per screditare il lavoro di qualcuno, per dirla in gergo, ho intercettato un trend già consolidato e ho evidenziato opinioni già ampiamente espresse.

    Per quanto mi riguarda, se davvero vuole che le opinioni cambino in positivo sulla piattaforma, facendo si che decolli, facendo si che chiunque abbia un’opinione diversa non sia tacciato come “promulgatore di campagne di discredito”, dovrebbe:
    1 – rivedere le commissioni del team, sono comunque troppo alte
    2 – Scribox non è un’asta al ribasso? Faccia in modo che non lo sia davvero. Limite min e limite max di prezzo per gli autori per proporsi (a questo punto è inutile per l’editore suggerire un prezzo se poi l’autore lo cambia, riducendoselo col fine di aggiudicarsi un articolo), oppure prezzo fisso ad articolo proposto dall’editore (come in tutti gli altri marketplace) e asta solo sui giorni per la stesura. E dica “ai suoi” del Team che se assegnano articoli ad un prezzo ribassato non sono d’aiuto a sostegno della sua tesi. Rischia di scivolare su una buccia di banana bella spessa.
    3 – Numero max di assegnazioni al mese/settimana/veda un po’ lei. Raggiunto quel tot l’autore non potrà candidarsi per altri articoli fino alla settimana/mese successivo. E vista questa limitazione gli autori sceglieranno bene gli articoli a cui candidarsi, senza proporsi per qualsiasi cosa, generando così delle piccole sezioni con autori non tuttologi (copiologi con riformulo) ma specializzati.
    4 – Invito agli editori ad assegnare lavori a diversi autori e non sempre ai medesimi, la diversità è un valore aggiunto che arricchirà di contenuti diversi i propri blog/siti, i quali finirebbero per irrigidirsi in mano ad una sola persona. Tra gli autori “nuovi arrivati” non si genererà malcontento e la piattaforma potrà decollare.

    Niente di trascendentale mi sembra. Avrò anche una vis polemica molto forte (i blog esistono per essere commentati. Content is the king?) ma non mi si dica che non sia una persona propositiva.

    Grazie Francesca per lo spazio :), salvo qualche divergenza d’opinione, noto con piacere che abbiamo fatto più o meno le stesse osservazioni su Scribox. Se più persone giungono alle medesime considerazioni significa che forse forse (ma proprio forse) c’è un “problema” che va risolto a monte, e il servizio non è percepito come ottimale come auspicano gli ideatori. La progettazione partecipativa nasce negli anni ’80, quindi porre problematiche e suggerimenti è perfettamente in linea con questa filosofia.

  • Paolo Moro ha detto:

    Salve Dulcisinfundo, tra un paio di giorni (da domani sarò fuori ufficio per lavoro) ti risponderò punto per punto perchè mi sono reso conto che diverse cose non sono chiare come “che il 15% siano le commissioni di Scribox che editore e autore si dividono. Non è assolutamente vero. ” Non mi permetterei mai di scrivere informazioni false. Probabilmente non è chiaro come si applicano le commissioni.

    Per ora ti ringrazio per i consigli che hai dato per migliorare la piattaforma.

    Buona giornata a chi legge
    Paolo

  • bequiet ha detto:

    @Paolo Moro:
    prendendo per buono ciò che afferma, nonostante io sia informata diversamente, riporto la mia brevissima esperienza. Mi sono iscritta consapevole delle oggettive difficoltà ad aggiudicarmi un articolo, almeno per i primi tempi. Curiosa di verificare la qualifica e la qualità degli autori presenti ho cercato sul web i blog e siti dei più gettonati. Sono rimasta a dir poco allibita per il livello di impreparazione riscontrato. Una proprietà di linguaggio misera, errori di punteggiatura e di ortografia, scivoloni lessicali, insomma uno stillicidio di parole. Mi chiedo allora come facciano questi presunti articolisti ad essere preferiti puntualmente. Già le descrizioni nel profilo personale dovrebbero far scattare l’allarme, ma tant’è. Mi sorge il dubbio che chi richiede il lavoro è altrettanto preparato.

  • Paolo Moro ha detto:

    Chiarisco in che modo si applica la commissione con un esempio. L’editore vuole pagare € 100 per un lavoro. In fase di candidatura gli autori possono candidarsi con € 115 o più (in tal caso la commissione è totalmente a carico dell’editore) oppure con € 87 (87+15%=100), in tal caso la commissione è a carico dall’autore. Sono possibili anche tutti gli altri valori intermedi. In questo modo offriamo la massima flessibilità di trattativa. Non ci sono altre commissioni, oltre a questa, nè a carico degli editori, nè a carico degli autori.

    Stiamo studiando, inoltre, un sistema per evitare che un autore possa candidarsi con un prezzo eccessivamente basso a scapito degli altri autori.

    @bequiet
    Gli editori hanno la possibilità di leggere i testi e di richiedere eventuali modifiche prima di approvare i contenuti redatti dagli autori. Con questo sistema siamo certi che gli editori siano soddisfatti della qualità dei testi che vengono loro consegnati.

    “Una proprietà di linguaggio misera, errori di punteggiatura e di ortografia, scivoloni lessicali, insomma uno stillicidio di parole.”

    Non giudico la tua opinione personale, anche se non la condivido.
    Il sistema dei feedback serve proprio a far emergere gli autori più bravi a scapito di quelli meno bravi. Se ritieni che gli autori con molti feedback positivi siano analfabeti o quasi, hai un’opinione opposta rispetto alla mia e a quella di decine di clienti che hanno valutato in modo positivo i testi che hanno ricevuto.

    Certamente non tutti gli autori che si iscrivono sono bravi, per questo abbiamo introdotto i feedback e le prove di scrittura nel profilo.

    Possiamo migliorare anche su questo aspetto ed abbiamo già qualche idea in merito.

    Buona giornata
    Paolo Moro

  • Paolello ha detto:

    caro paolo moro le commissioni applicate da scribox sono comunque alte. Poi ultimamente c’è una cosa che proprio non mi va giù: NON E’ PIU’ POSSIBILE VISUALIZZARE IL NICKNAME DEGLI EDITORI. Fino a poco tempo prima editori ed autori erano “in chiaro” l’uno con l’altro, mentre adesso gli autori visualizzano gli editori su per giù così “editore-4589” etc. etc. Una spersonalizzazione ed anonimato (nonchè ipocrisia) da lasciare sconvolti. E fatemi indovinare perchè è stata decisa una cosa del genere? Per evitare agli autori cosa? Tanto gli editori di vecchia data si riconoscono tutti in base agli argomenti che richiedono. Gli autori trattati sempre più come pezze da piedi, eppure se non ci sono loro scribox su che campa? Facciamo scrivere gli articoli agli editori? E così scribox non serve più a nessuno! Nè agli editori, nè agli autori, nè allo staff.
    Tra l’altro questo nuovo modo di visualizzare gli editori è una scopiazzatura di melascrivi, servizio già pessimo di suo (e soppiantato dai tedeschi di greatcontent eh già!). Mi spiace che una piattaforma come scribox, che ha tutte le carte in regola per sfondare, preferisca utilizzare mezzucci del genere, guardi al ribasso anzichè al rialzo. Scribox è meglio che si goda questo momento di gloria, si sa come funziona il web, va tutto bene fin quando non arriva un marketplace migliore.

  • valentina ha detto:

    Ciao! hai provato a scrivere su la bozza? cosa ne pensi?

    Grazie 🙂

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