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13th Feb 2012 | by: Checcao

Mamme freelance sto per svelarvi un segreto. Di quelli intimi che difficilmente si raccontano. Ma siccome l’ho già fatto su Twitter rispondendo a una domanda di Giorgio Taverniti (miticooo! – con voce di Galeazzi), ho deciso di ripeterlo.

Giorgio cinguettava più o meno così: “se non avreste lavorato per il web, che lavoro avreste voluto fare da grandi?”.

Con questi 70 caratteri o poco più, ha risvegliato in me una vecchia passione, il mio secondo sogno: diventare progettista per la Kinder e realizzare le sorprese dell’ ovino.

Era il mio secondo sogno. O almeno quello che avevo una volta cresciuta e iniziato a studiare. Fino alla terza media volevo fare la scrittrice. Poi, spinta dalle solite iniezioni di fiducia della serie: “la scrittrice? Ma falla finita! Fai un tecnico” ho cambiato strada.

I ragazzi a 14 anni vengono considerati bambini, piccoli sognatori che non sanno cosa vogliono dalla vita. Purtroppo, aggiungo io.

E così ecco gli studi tecnici.

Quando sono arrivata all’Università la mia consapevolezza aveva toccato livelli inimmaginabili. Avevo deciso. Volevo realizzare le sorprese dell’ovino.

I miei colleghi di Ingegneria volevano arrivare a Maranello, progettare la Ferrari. Io volevo lavorare alla Kinder.

Il tempo è passato. Sono arrivata a tre esami dalla fine e ho cominciato inesorabilmente a rallentare. Dopo due anni che mi trascinavo dietro sempre gli stessi libri sono rimasta incinta. E ho deciso. All’istante.

Lascio l’Università.

Servono soldi, non lavoretti part time. Era una scusa. Non quella dei soldi, no, quelli servivano veramente. Ma volendo avrei avuto 9 mesi di tempo per dare i famosi esami che studiavo da non so più quanto. Potevo farcela. Ma non volevo farcela.

Dalla nascita della mia bambina di cose ne sono successe tante. Ho trovato lavoro come progettista, ma non alla Kinder.

Poi però l’ho perso. Come si perde un ombrello in treno. E allora, come ben sapete mi son detta :”o ora o mai più. Ci provo. Voglio vivere di scrittura”.

La mia bambina cresceva e cresce ancora ringraziando il Cielo, e così il mio lavoro, di pari passo.

E quando l’altro giorno Giorgio ha fatto quella domanda e ho ripensato all’ovino Kinder, ho capito tutto. La maternità mi ha dato consapevolezza, mi ha fatto maturare, ha fatto in modo che prendessi in mano la mia vita.

Non lavoro alla Kinder, non mi sono laureata, ma so quale è la sorpresa dell’ovino che volevo progettare. La mia bambina. E io e il suo babbo siamo il cioccolato intorno. Rotondo e dolce.

E voi, mamme freelance, non pensate che alla base della riuscita della vostra professione ci siano proprio i vostri figli?

Foto:it-it.facebook.com

 

10 Comments

  • Rossana ha detto:

    Ma che dolce… in tutti sensi 🙂 comunque sì, credo proprio che tu abbia ragione 😉

  • Francafi ha detto:

    Sì, molto dolce, come dice Rossana. Altro che ovetto kinder! spigliato quel tanto che basta per dire cose serie senza annoiare, è un testo che si legge d’un fiato e lascia un sapore buono in bocca. grazie per questa lettura. franca

  • Annamariarenna ha detto:

    ciao credo sia capitato a tutti di mattere da parte o chiudere qualche sogno nel cassetto e mi hai ricordato che io nell’adolesconza scrivevo delle storielle, fiabe che sognavo di pubblicare…
    e ora che sono ripartita con un blog e la voglia di scrivere hai ragione la mia ispirazione viene dalla mia famiglia, la mia bambina in primis.

  • Rotella Storta ha detto:

    Non solo lo penso ma ne sono praticamente certa! Mia figlia è il progetto start-up che ne ha fatti nescere tantissimi altri… E ora sono la donna più felice del mondo perchè non mi pentio di una sola scelta fatta!

  • Francesca Oliva ha detto:

    Mamme non so come ringraziarvi per il sostegno… Grazie a tutte e in bocca al lupo a tutte, per i vostri figli, per la vostra vita, per i vostri sogni…

  • Ivan ha detto:

    “Le sorprese dell’ovino” sarebbe un bel titolo per un blog sulla pastorizia 😀

  • LorenzoRenzulli ha detto:

    Bel post… ci penso spesso a cosa avrei fatto se non ci fosse stato Internet, e non è facilissimo rispondere, forse il professore di storia dell’arte… quindi la Rete mi ha salvato 😀

  • Daniela Montieri ha detto:

    Questo articolo è dolcissimo, quasi come un ovetto kinder :-). Mi ci rivedo molto.

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